La rubrica della pizza (ormai bruciata)

Sabato 26 gennaio era una giornata fredda, freddissima. Di quelle giornate che ti congelano i piedi e te li fanno ritrovare nel reparto frigo all’esselunga. Un freddo boia, che ha brinato il cervello di un uomo, portandolo a giocare a basket da solo con una palla sgonfia per mezz’ora, non rendendosi conto che: non è proprio il suo sport, tra lui e un autistico c’è una sottilissima differenza, il cellulare di Blanco non è stato progettato dalla NASA.

Detto questo tutto l’entourage tigrato stava bellamente cazzeggiando al freddo anche perchè si era appena scoperto che di spogliatoi i cassanesi non abbondano! Dopo aver giocato a poker con due Inuit, un lupo, Babbo Natale e Franco Baresi la squadra si stava apprestando a cambiarsi, quando all’improvviso il cadavere di Max Pezzali, ucciso da una tenia enorme, piovve da cielo e si schiantò su uno yak di passaggio. Dovete sapere che lo  yak selvatico, Bos grunniens mutus (il maschio viene detto drong, mentre per le femmine si utilizza il termine dri o nak) vive sull’altopiano del Tibet, nel Pamir e alle pendici dell’Himalaya, fino a 6000 metri di altitudine, quindi sorge spontanea la domanda: perchè Matteo Piantanida si ostina a girare con delle scarpe che assomigliano più al Supermocio Revolution, lo strumento di pulizia pavimenti di nuova generazione che abbina la capacità pulente del panno in microfibra alla praticità del tradizionale Mocio. Il suo pratico strizzatore permette di strizzare il panno efficacemente, garantendo pavimenti subito asciutti e mani sempre pulite. TEO DEVI DIRE BASTA al vecchio panno e spazzolone, basta a Valsoia e basta alle tue scarpe!

Ma andiamo oltre! le tigri, infreddolite, si spostano all’interno degli spogliatoi. Quale gioia! Quale incredibile tepore avvolge i felini appena tornati dalla campagna di Russia! Un clima tropicale riscalda le menti e i corpi degli amaranto, che iniziano a svestirsi e a praticare balli scatenati, ma è proprio in quel momento che inizia, in un monastero-fortezza del Bhutan, la complessa e spettacolare cerimonia nuziale del re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, 31 anni, il più giovane monarca al mondo e della studentessa di origini borghesi Jetsun Pema di 21 anni. Le nozze, trasmesse in diretta dalla televisione locale, si sono svolte secondo la ricca tradizione religiosa buddista bhutanese e in base alle coincidenze astrali più propizie per gli sposi. Il rituale, che comprende tra l’altro una lunga serie di canti e offerte simboliche di scialli di seta e calici di ambrosia, è stato condotto dal capo del clero buddista, il famoso Je Khenpo, insieme a un centinaio di monaci nella grande sala speciale dello storico palazzo di Punakha, l’antica capitale del regno himalayano. Tra gli invitati anche i figli di Sonia Gandhi, Rahul e Priyanka, giunti da New Delhi, Enzo Giannattasio, Goku e Babe il maialino scorreggione.

Ma torniamo a Cassano, gli amaranto sono quasi pronti. Blanco danza sul suo tappetino-graziella pieghevole cospargendo di unguenti tutti quanti, il balo munge dalle tigri il suo prezioso balsamo che infuoca anche l’acqua, Gaspian the mitic Prugna decide di indossare scarpe d’acciaio adatte forse alle zampe di un gorilla.

Tutto è pronto, la sfida può iniziare, Pietro Zoerle non vede l’ora di mangiare le natiche di Matteo Giacomozzi, l’arbitro non vede l’ora di andarsene a casa, Ray Charles non vede l’ora. Il Mister, dopo aver svelato a un manipolo di tigri di aver sognato di iscrivere la squadra in figc, confida a Pit che sarebbe stato un ottimo terzino. Non l’avesse mai fatto. Il galvanizzato Zoerle non perde tempo e incomincia a galoppare, dando il via all’azione che porta i tigrotti in vantaggio. Corre come un felino pervertito che prima di mangiarsi la gazzella se la vuole anche montare. Palla in mezzo, Gaspa rifinisce e serve Blanco, che con sicurezza e determinazione spara col piattone sotto la traversa. Badabam, uno a zero. Ma il destino delle tigri è segnato, bisognerà faticare per portare a casa la partita. Campo difficile, avversari tosti, che pareggiano e passano in vantaggio. Mancano ancora 10 minuti buoni però, forse di più, che ne so. Gaspa decide che quest’anno segnare di testa gli piace e lo fa sentire come una reginetta del fallo, quindi sdeng, sotto porta incorna la pelota e la mette in rete! “Andale andale ariba ariba” urla un pensionato nudo a bordo campo! (si è successivamente scoperto essere Mazzo in versione motivatore truccato da Eli Wallach). Quest’immagine motiva i tigroidi che si risvegliano e come un revolver sparano 3 papozze in da porta cassanese. BlanCOLT, in versione pistola umana, ci dimostra che avere un cellulare che non piace a Trotti porta bene!! E’ lui l’uomo del momento, che segna a raffica e porta gli amaranto fuori dal fango di Cassano. Gloria e doccia calda per tutti, anche se Gloria non era proprio d’accordo…

con affetto ed elmetto

ET

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Faticaccia

faticaFacciamo più fatica noi a fare gol o lui a finire la maratona?

Tigri-Bar Giardino 3-3 (Mazzo, Zlatan Tenco, Principe Gaspian)

 

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La Tigre coi Guantoni

guantoni

 

L’esordio di Guantoni stimola (come se ne avesse bisogno..) l’istinto da boxuer di Blanco che sfodera 3 ganci e un montante (assist) per tirare fuori la Tigre dal fango della Magana.

Robur San Giulio- Tigri Amaranto 2-4

 

 

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LA RUBRICA DELLA PIZZA 2013

foto

 

Di Sacconago, o succhionago, o cagonago, o succhiocago, o cagosucchi non mi interessa proprio niente; quello di cui voglio parlare oggi riguarda una squadra che fa invidia a Babbo Natale, alla Befana e alla zia di Cat (che fa rima con befana). Ho raccolto, nell’arco di decenni, in compagnia di Barney Gumble e Bam Bam, opinioni di molti volti della tv armena.

Partendo da Mariangela Melato, che ha espresso il suo giudizio positivo riguardante lo squadrone; di seguito riporto le testuali parole: “non ho mai visto niente del genere durante la mia proficua e lunghissima carriera di focacciaia. Vedere Matteo Piantanida che gongola sul pallone causa una soddisfazione atomica, solo mia nonna Marylin Monroe sapeva causare tanta eccitazione quando veniva osservata mentre farciva di lardo il panozzo del ragionier Pornazza”.

 

Benedetto XVI, dopo aver avuto il suo primo rapporto sessuale ieri mattina, pensando che il mondo stesse per finire, prima di abdicare per darsi alla pazza gioia, oggi pomeriggio ha affermato: “se tovessi rinaschere un’altra folta forrei far parte dello spogliatoio dei tigri ya ya ya, sono dei racazzi feramente fenomenali, soprattutto qvello con il tatuaccio sul braccio che fa a teatro per limonare! Mi ricorda me qvando ero ciovane! Poi ha anche il capezzolame forato, mi piace mi piace, ci fa ciochini erotici mica male ya ya ya, belo porcelone, chiederò a lui delle dritte per mia nuofa vita da sciupafemmine!”.

 

Ma ve ne sono stati altri di personaggi, più o meno famosi, che hanno riposto alla domanda: calcio per ciechi, chi è il sadico inventore? Ma soprattutto all’altra domanda: cosa ne pensi delle tigri amaranto? Mi ricordo come fosse ieri la risposta di Mike Buongiorno. Eravamo a Cervinia ed eslcamò: “peccato che le tigri siano relegate nel girone di A 2, io le avrei messe nell’A 3, perché giocano veramente con il cuore e con tutte le creme legali e illegali che si possono trovare nel mondo grazie a Paolo Mazzuchelli e quello là nuovo con un attaccamento strano al proprio culo, Federico Blanco. C’è la crema che ti fa diventare il quadricipite un sedicipite e il bicipite un motorcipite, la crema che trasforma il gluteo in glutine, quella che rende caporale il tuo pettorale, quella che ti fa esplodere il polpaccio in un turbinio di onion rings. Ah le tigri le tigri, come loro nessuno mai.”

 

Il mahatma Gandhi con le sue azioni ha ispirato movimenti di difesa dei diritti civili e personalità quali Martin Luther King, Nelson Mandela, Marco Fina e, soprattutto, Marco Pannella e Rocco Siffredi. Ha dichiarato che tutte le sue idee politiche e filosofiche gli sono state dettate dalla resistenza, direi quasi robotica, del mai ex giocatore ma quasi allenatore, Pit “Gambe d’acciao” Pitbull Zoerle, soprannominato anche “ora torno a giocare ma forse no dai è meglio riprendere a gennaio del nuovo millennio”.

 

Giuseppe Signori, mentre scommetteva con la propria tartaruga sul numero di molle presenti nel suo divano ad acqua, ha confessato di aver iniziato la propria carriera nelle giovanili delle tigri, allenato da un uomo che insegnava  a radersi il pube e a mangiare pane e cardi a colazione. È stato grazie a quei gloriosi anni d’infanzia che è diventato, alla tenera età di 29 anni, il miglior giocatore della lega kazaca. “non scorderò mai la mia formazione calcistica, il mio idolo era Giovanni Consolaro, ma è stato presto soppiantato da Giuliano Fratini, è lui che mi ha insegnato a battere le rimesse laterali con la birra in mano”

 

Ma ecco qui ora riportata la breve conversazione che ho avuto con Alex Schwazer tra i monti del sudato tirolo: “ciao sono Alex Schwazer e mi aleno con mio fratelo, quando facio pausa mangio mio fratelo e mi drogo come un indemoniato; questo alle tigri non si è mai fisto, solo cat asume quantità industriali di anfetamine, che non sono mica un formaggio esplosivo greco, nein nein, sono cose che ti fanno poi difentare un po’ scemo..meeeee…meeeeee”

 

Robben ha confessato di aver imparato da Federico Trotti la sua arte nel conquistare in disco. La celebre frase rilasciatami dal giocatore in intimità “zoppa, grassa, brutta, se ci sta la spacco tutta” è frutto degli insegnamenti dello zio Trotti; Arjen ha però tralasciato l’aspetto “no love no blowjob” commentando: “sono tutte cazzate, ho visto Federico a Mykonos e si limonava anche quelle con la rabbia, le appestate, le lebbrose e le tavolette dei cessi (ebbene sì a mykonos hanno un’igiene sanitaria che è ferma al 1400).

 

Valentino Rossi, insieme a Lugaresi, commenta così le discese di Gaspian il mitico Palpian di big boobs: “cazzo, si vede che gli brucia il culo quando gioca, corre come un pazzo! Ogni tanto, per risparmiare energie, ferma anche il battito del cuore, cosi non spreca niente, va tutto nelle gambe. Uno così non lo trovi più nelle patatine come vent’anni fa, è un grande giocatore, meriterebbe in regalo almeno delle scarpe da calcio, perché è l’unico che usa ancora i sandali di Gesù per giocare, sarà per questo che ogni tanto gli partono i tironi ad uscire.”

 

Mille e mille ancora sono le persone che hanno rilasciato commenti positivi sui giocatori delle tigri, ma per credenze religiose o per pudicizia o a causa di lingue a me sconosciute, non ho potuto trascriverle in questo breve intervento; volevo dunque chiudere con una massima detta da Osvaldo Paniccia prima della sua tragica scomparsa: “esser tigri è una cosa seria, prima si pensa e poi si fa. Esatto. Fa bene al cuore e all’umore, nulla è più serio dell’appartenenza al club amaranto, neanche la vita”. Detto questo spirò.

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La rubrica della pizza non solo REALmente, MA anche GRandemente ITTica E gustosa.

Magra magrina non è la moglie di mister Magrini, ma la raccolta punti dei reali magritti, mentre grassa grassina è quella amaranto. In un campo insidioso, sabbia mobiliato, dove numerosissimi giocatori sono scomparsi ingoiati dalla voragine in centro al campo, le tigri giocano a sprazzi e spruzzi, schizzandosi fango in faccia come gioiose pornostar su un set a luci rosse ugandese. Coach Piantanello, ancora col tunz tunz nella testa, è dubbioso all’arrivo al campo; pensa di essere nella tundra subpolare, e rimane scettico finché una renna ubriaca gli confessa di trovarsi nel luogo giusto. Dopo essersi scolati un bel birracello e un boccale di VROB, per scaldarsi per benino gli sfinteri, Mister Alberocasadegliuccellialfemminile (Pianta-nida) e la renna si dirigono negli spogliatoi, dove Galpian the mitic Bambian dimostra di essersi attrezzato a dovere per affrontare la partita ed estrae dallo zaino una pelle di daino e di Dario e un diario d’oro d’urina ramata, mentre dalla borsa caccia fuori delle ottime e adeguatissime scarpe da danza, con la suola più liscia del culo di un neonato, più liscia di un pube di montone scerettato, più lisce dell’olio segreto super wow di Mazzo. Fortuna che c’è Polpaccia, in versione dottor House, che pensa bene di prestare le sue magiche scarpe a Gaspelar goal gold gonadi.
Attrezzati come veri alpini, ovvero nudi, con le vergogne coperte da gnocchi fritti, le tigri decidono di scaldarsi scalando la parete est del monte Rosa utilizzando solo gli alluci e i peli ascellari.
Dopo il tardivo arrivo dell’arbitro, rientrato da poco da una serata in balera con la prozia di Garibaldi, si inizia questa fantastica avventura al sapor d’anguria!
Non mi ricordo una fava di nulla della partita, lo ammetto! So che per l’arbitro di sabato il time out è un gioco in scatola, al quale si può partecipare solo se hai un pallone di marshmallow e un tanga nel naso; inoltre, per il suddetto, i cambi si possono fare solo e solo se: sei battezzato, ti chiami Rambaudo, hai 4 dita della mano destra e 3 mani del dito sinistro, i tuoi capelli son più belli se li sciogli (come le sottilette), il tuo cane bestemmia, sai fare i cerchi nel grano scorreggiando e le tue feci profumano di Mango. L’intera squadra delle tigri chiede scusa all’intero CSI per l’ignoranza delle regole basilari del calcio. So anche che Palpian the mitic anguillone Waspian l’ha buttata dentro come se la porta fosse una gigantesca cicciabaffetta. So che il Beluga Belin, lesto come un cameriere cinese che batte uno scontrino alla cassa, ha approfittato di una ribattuta del palo su un tiro di Blanco per sottolineare la sua onnipresenza in area di rigore. (Lui non va in vacanza mai, quando vi ritornano indietro le mail non è perchè è via, ma perchè gira tutte le aree di rigore dello mondo intiero). So che il numero 8 Kau boy, detto santa Kaus, nonché Kauabunga, ha segnato il secondo goal stagionale con veemenza e dopo una galoppata degna del Mucchio Selvaggio. So che dopo essersi fatti recuperare da 3 a 1 a 3 pari i tigroni non si sono demoralizzati.
Mancano pochi minuti, poi il party potrebbe cominciare, peccato che questi minuti, tra cui Luchino e Paolino, non sono mai arrivati; ma questa è un’altra storia, di droga, di alcool, di sesso e di traffici illeciti di liquido seminale equino. Tornando alla partita, mancano pochi minuti, le tigri all’assalto vogliono portarsi a casa questa vittoria! Giampiero Galeazzi, con un brontosauro al guinzaglio, incita gli amaranto vomitando prosciutti addosso agli avversari per stordirli; Giacobbe, l’eroe eponimo del popolo d’Israele, che riuscì ad acquistare da Esaù, affamato, la primogenitura in cambio di un piatto di lenticchie, minaccia i magrettini di morte tramite frasi apocalittiche. In tutto questo marasma un uomo rimane freddo, lucido, brillante, insomma, rimane un coltello d’acciaio: Miracle Blanco. in un turbinio di rimpalli, smutandamenti, cateteri e uova di struzzo, una palla schizza in aria e si alza a campanile; lui la osserva, la seduce, la coccola, la porta a cena e la fa sua, prima di sbatterla e colpirla con forza seguendo i consigli di Cat. SBAM! con una girata che ricorda quella di Pippo Baudo nella partita parrucchinati contro uomini a cavallo di draghi, il nostro Federico Blangol porta il CDG alla vittoria, in un tripudio di gioia e amore. Il merito ovviamente non va a lui, nè a nessun’altra tigre, bensì ai miei calzettoni nuovi. PAIURA! E sabato prossimo big match, ma che ve lo dico a fare!
con affetto e rossetto,
ET
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Ti vogliamo così

blancoBlanco. Ti vogliamo così.

Real Magritte-Tigri Amaranto 3-4 (principe Gaspian, Belin, Kauradona, Blanco).

 

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La rubrica della pizza

Driiiiin driiiiiin Dreeeaaam Team! In un sabato uggioso e cacofonico (perchè ventiquattro novembre non è bello da dire, ma è buono qui, ed è buono qui) sono suonate la sveglia e la carica amaranto: le tigri hanno travolto gli avversari, come le acque del mar Rosso travolsero quei cattivoni degli egiziani mentre inseguivano, a bordo di praticissimi segway, delle belle topone. Poi la CIA ha insabbiato tutto, anche le piramidi, dicendo che gli egiziani non sono mai esistiti e quelli che conosciamo ora sono solo una popolazione fittizia, nata dalla fusione tra gente di nome Egidio e dei marziani. In assenza di mister Pianthouse mafia, che per questo sabato aveva sbagliato stadio andando non nell’arena amaranto, bensì in Svezia a 3 mila chilometri mesi luce di eurogrammi di distanza, gli amaranto sfoggiando un allenatore d’esperienza, un uomo che siede su panchine calcistiche da ormai lustri, direi secoli, forse millenni: Pietro “vorrei giocare anche io qualche volta” Zoerle. Bam! sentendo questo nome i preti bestemmiarono, i fossili diventarono orologi, la flora diventò fauna e la fauna diventò flora, poi Flora diventò Claudia, e Claudia diventò zoppa.

Coach Zoerle, per gli amici Cocciorle, si sentiva una pressione infinita sulle spalle, così si prenota per due ore dalla zia di cat ma quest’ultima era sommersa di..di..di..succo di Molise e non ha potuto dargli udienza. Ma il nostro Pietro Zoerle, per i familiari Pioerle, o Pirle, o Pile, o Fngega, non si scoraggia: prende a due mani i papiri che Fenco gli stampò su carta da forno prima di partire e incomincia a interpretarli. Magia. Senza minimamente motivare la squadra riesce a buttare in campo 7 tigri affamate, chi di vittoria, chi di vittorio, chi di tacchino, chi di formaggi tipici della Val Brembana.

Gli avversari sono forti tecnicamente, ma hanno troppa esosità barocca per poter concludere e trafiggere le tigri; durante ogni azione il portatore di palla avversario se ne fregava altamente di chiunque gli stesse attorno e via a scartar gente: la maglia uguale per loro era solo segno di poca fantasia nel vestirsi, si incazzavano tra di loro perché tutti si erano copiati i vestiti quel sabato pomeriggio; inoltre, durante i time out, si potevano osservare il capitano e il numero 22 che si addentravano al bar per scartare gli omini del calcio balilla, poi, cadendoci dentro, incominciavano a urlare e a chiedere pietà per i propri peccati, oltre a minacciare il mitico Raspa the Matranghelar Gaspian di rompergli ogni osso presente nel corpo.

Le tigri approfittano di questa ottusaggine avversaria e si portano easy rider sul 2 a 0! Brum brum! MA ci pensa l’arbitro, il noto anello mancante tra il paramecio e l’homo sapiens, a provare a rendere più avvincente la gara: fischia mille falli di gomma, poi uno vero, poi dei falli di gioco e poi, finalmente, con gran giubilo, un bel rigore per i Dreamini Teamini. “Evviva che bella occasione” – esclama il Teamino caduto come un tomino – “non me la farò sfuggire! Segnando potrò raggiungere Roberto in Brasile!“. Eh no caro mio, hai beccato la giornata sbagliata purtroppo! Sabato in porta non c’era Catward mani di peto, bensì Cat Warner, che, dopo essersi sputazzato cose mai viste sui guanti, ha detto tra sè e sè: “……meeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee” PARATA!

il primo tempo termina sul 2 a 0 per i tigroidi. Svolta. Escono i giallini amaranto, ovvero gli ammoniti, circa 12 sui 7 che erano dentro a causa della saggezza del direttore di gara. Entra lui, quello che si pensava portasse sfiga, quello che negli spogliatoi se non si massaggia il culo per almeno 44 minuti con olio d’essenza di anziano non capisce quale scarpa mettere sul piede destro, quello a cui piace stare nudo e urlare “figliolo! tutto questo un giorno sarà tuo!” indicando il termosifone. Lui, che parla scorreggiando, che vorrebbe essere come Briatore, ma si sente più come Paola Barale, lui, che ha un cognome così esotico che lo fa sembrare un succo di frutta, insomma, lui: BLANCO. Cocciorle, dopo 10 minuti buoni che stava giocando, si volta, si scaccola, e mi chiede: “Ma Blanco di solito gioca lì dove l’ho messo io??”…non aggiungo altro. Ah, si, potrei aggiungere che il suddetto succo di frutta ha sparato tre mega-goal all’incrocio, uno di destro, uno di sinistro, uno con entrambi i piedi.

Ormai la partita era segnata, i Dreamini si erano ritrovati pure in 6 a giocare perchè il loro capitano, dopo aver fatto tutta la partita a cadere per lo spostamento d’aria causato dal battito d’ali d’una falena in Jamaica, aveva deciso di insegnare al mitico Vagingaspian the Giant Caspian il proprio trucchetto nel tuffarsi. Il numero 3 amaranto, imparata velocemente la tecnica, la riusa immediatamente contro il maestro, il quale, accarezzandolo dolcemente sulla spalla, si fa espellere. L’allievo che supera il maestro col mestruo.
Ma la vittoria amaranto non poteva celebrarsi in maniera tranquilla e gioiosa, così ci pensa Paccia, che dà vita a un essere mitologico, nato dall’incrocio tra se stesso e il cadavere del polpo Paul: POLPACCIA! peccato che questo nuovo potentissimo supereroe sia in realtà di una fragilità disarmante: tre, due, uno…AHIA! Australian Health Insurance Association (Associazione per le Cinture di Sicurezza dei Canguri), POLPACCIA si frantuma il polpaccio ed esce dalle scene avvolto nel proprio mantello di wurstel.
Ce ne sarebbero di storie da raccontare amiche tigri, ma papà castoro si è dilungato già troppo! Non me ne vogliano coloro che si aspettavano un elogio della meravigliosa partita giocata da Luca Pignataro nel 1994 a Carbonate, sarà per un’altra volta. Per ora posso solo fare i miei complimenti a tutti, belli, brutti, interi e distrutti. Continuiamo così regas, che ce l’abbiamo noi la brioche!! Gli altri son tutti dei ciuciamanubri!

con affetto e Geppetto
ET

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